“Ho quest’idea, ma…” Alcune riflessioni sul ruolo dello psicologo come consulente nella progettazione.

Viviamo in un periodo in cui è ormai evidente nel terzo settore il tramonto del tradizionale modello di welfare, sostituito ormai da forme in divenire, più differenziate e territoriali. All’interno di questo panorama, in continua e progressiva complessificazione, hanno acquisito un’importanza strategica le azioni di realtà piccole, spesso preziose e fertili, ma che possono far fatica ad affermarsi nella ricerca di fondi e di opportunità per essere riconosciute nel loro valore ed ottenere risorse.

Agli attori presenti nel settore terziario, siano essi singoli, associazioni o altre forme organizzate, si domanda infatti, all’interno dell’evoluzione di questo settore, di fornire sempre maggiori prove delle proprie competenze in termini di capacità di reperimento fondi, analisi, progettazione e valutazione delle proprie attività. Pur essendo sovente molto qualificate nell’offerta di servizi le realtà operanti nei territori possono essere meno a loro agio nel pensare in termini progettuali.

Intanto un chiarimento: che cosa intendiamo con il termine progetto?

Questa parole deriva dal latino projectus,  e indica l’azione del “gettare in avanti” ed è composta dal prefisso proavanti, e dal termine jaceregettare. Progettare significa quindi. proiettarsi, gettarsi in avanti, trasformando i propri desideri in azione. L’immagine che lo spingersi in avanti evoca nella nostra memoria ci ammonisce rispetto a un rischio che si corre: e se si dovesse inciampare?

L’andare in avanti, il muoversi, comporta infatti il rischio, tuttavia necessario e indispensabile, di perdere temporaneamente l’equilibrio per conquistare uno più funzionale. Investire tempo, denaro, capacità di pensare per portare avanti un tentativo di realizzare una propria idea, come singoli o in team, diventa molto frustrante di fronte a ripetuti fallimenti, come lo è, nel camminare, farlo su una strada dissestata e piena di ostacoli.

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Progettare comporta infatti la determinazione di finalità e la loro declinazione in obiettivi e azioni che saranno svolte da figure diverse, in tempi e attraverso canali eterogenei e dovranno essere monitorate e successivamente valutate. La complessità è tale che facilmente si ha la sensazione di vacillare di fronte a una mole così importante di informazioni da prevedere, acquisire, gestire. Per ottenerne una semplificazione non è possibile, né auspicabile una riduzione delle azioni da fare, molto semplice, ma poco utile o dannosa come potrebbe essere, ad esempio, non prevedere in un progetto la valutazione, tentando di rendere meno gravoso il carico di lavoro. La chiave da ricercare è invece nella sistematizzazione delle azioni e delle informazioni, l’unica strada per non perdersi all’interno dei complessi percorsi della progettazione. 

L’azione di un consulente nella progettazione interviene nel corso di tutta questa complessa dinamica durante la quale organizzazioni talvolta poco abituate all’esercizio “dinamico” del progettare, devono “mettersi in piedi” e prepararsi a individuare e poi a “muovere dei passi”in una direzione.

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Non si tratta di un’azione scontata, né automatica.

Il confronto e l’arricchimento portato da una figura che agisce come consulente è quindi un fattore catalizzante, in grado di mettere le risorse già presenti in condizioni di rendere al meglio.  Un progetto infatti, nel corso del mio percorso formativo, è stato definito come “un sogno organizzato”, un’operazionalizzazione dell’onirico, del desiderio che, rifiutando la fantasia del “tutto è possibile” e la sterilità del “non posso farci nulla”, ne porta nel mondo, confrontandosi con i limiti del presente, i contenuti.

Svolgo come consulente attività con singoli o realtà organizzate rispetto alla gestione e allo sviluppo di idee progettuali nel sociale e ciascun percorso costituisce un autentico “mettersi in piedi”, prima di proiettarsi nella realizzazione di progetti ed idee, limitando i rischi di inciampare e prendendosi poi delle belle soddisfazioni per il cammino intrapreso.

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