Amaxofobia: quando la paura prende il volante.

“Ogni volta che salgo in macchina e devo guidare mi viene l’ansia…”amaxofobia-1

Questa frase, magari declinata rispetto a situazioni specifiche, come il parcheggiare, guidare in autostrada, di notte, con particolari condizioni atmosferiche o in zone congestionate, suonerà purtroppo familiare a più persone di quante non si creda.

Le problematiche e gli stati di agitazioni che le persone provano nel mettersi alla guida sono infatti piuttosto diffusi, benché spesso, per timore di giudizi o scarsa conoscenza, se ne parli poco, sperando che la difficoltà sia transitoria, ma finendo molto spesso per togliere benessere e possibilità alla propria vita, limitandosi nelle scelte in funzione della necessità di evitare di trovarsi in una particolare situazione.

Secondo un’indagine condotta dal Centro Studi e Documentazione Direct Line,  il 68% degli automobilisti italiani ha ammesso di aver avuto paura di guidare in particolari situazioni. La percentuale tra gli uomini si attesta al 58%, mentre tra le donne il panico da guida è ancora più diffuso: si parla del 78%. Anche l’Istituto di Sicurezza Stradale di MAPFRE, importante compagnia assicurativa spagnola, ha realizzato uno studio nel quale si ipotizza una correlazione tra l’essere stato spettatore di un incidente d’auto e questo disagio. Tra quanti sono stati spettatori di un evento traumatico e presentano poi questo disagio sono maggiori gli uomini: le donne hanno meno difficoltà e maggiori capacità nell’esternare il loro disagio, riuscendo a ristrutturare più facilmente l’esperienza traumatica, mentre gli uomini parlano con maggiori vincoli dei loro vissuti, tanto più quando contrastano con l’immagina di forza e competenza evocata dal sapere guidare.

L’amaxofobia è l’etichetta usata per individuare tutte le condizioni ansiose legate al dover condurre un veicolo o trovarsi al suo interno.

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In generale si tratta di un disagio, una paura anomala, persistente e non giustificata che colpisce le persone per un periodo di tempo superiore ai sei mesi e talvolta, purtroppo, anche molto più a lungo. L’etimologia rimanda infatti, dal greco antico amaxos, “carro”, alla paura invalidante di guidare o trovarsi su un automezzo ed è possibile classificare questa condizione sia nel DSM-5 (American Psychiatric Association, 2015)  sia nell´ICD-10 (World Health Organization, 2011) come fobia specifica del sottotipo situazionale.

La persona prova una paura marcata, persistente ed eccessiva quando è nella situazione, o si aspetta di affrontare, il compito temuto, il guidare, in assoluto o in particolari condizioni.

Comunemente le persone riescono a evitare la situazione temuta e il loro disagio si riduce grazie a questi comportamenti di evitamento, ad esempio farsi accompagnare, evitare di guidare di notte, in autostrada, ecc., ed è abbastanza raro che ci si sforzi di confrontarsi con la situazione fobica, se non a prezzo di intensa ansia.

Le conseguenze di questo timore si esprimono sul piano fisico e possono condurre a attacchi di panico, con timore di perdita di controllo, tachicardia, sudorazione, dispnea o sensazione di soffocamento, dolore al petto, disturbi addominali, brividi o vampate di calore, tuttavia la persona, al di là del momento in cui si confronta con lo stimolo temuto, riconosce che il suo timore è eccessivo e interferisce con la sua vita quotidiana.

Per affrontare questo disagio e le sue importanti conseguenze è centrale conoscerne le caratteristiche per identificarlo precocemente e poi rivolgersi a uno specialista.

Ritardare la presa in carico minimizzando la portata di questi vissuti e il loro impatto sulla nostra vita o su quelle delle persone a noi vicine non solo non potrà in alcun modo risolvere la situazione, ma, mantenendola invariata, contribuirà a rendere più complesso qualsiasi successivo tentativo di ristrutturazione del proprio sentire e dei propri comportamenti.

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L’invito è quindi, anche rivolto a familiari e operatori del settore, quali ad esempio gli istruttori delle scuole guida, di non minimizzare questi sintomi ansiosi e di documentarsi per saperli identificare, segnalando quando opportuno alla persona portatrice del disagio le possibilità di essere aiutata a riprendere il volante della sua vita.

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