“Costruttori di cervello”: un nuovo ruolo per i genitori?

I genitori sono i primi e più importanti insegnanti dei propri figli e rivestono un ruolo centrale dal punto di vista affettivo, nutrivo e delle cure nei primi anni e poi, in misura diversa, nel corso dell’intera vita. Le più recenti ricerche suggeriscono come, ai molteplici ruoli culturalmente riconosciuti ai neo genitori, ne vado aggiunto uno meno noto, ma ugualmente importante, legato ai processi di accrescimento cerebrale. Sappiamo infatti come il cervello alla nascita non abbia completato il suo sviluppo che, d’altronde, prosegue con continui adattamenti nel corso di tutto il ciclo di vita.

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foto di Sergio Tuccio

Nel corso dei primi 1000 giorni di vita del bambino tuttavia questo processo ha un’importanza centrale: oltre 700 connessioni neurali sono prodotte ogni secondo, in un instancabile processo di rimodulazione e complessificazione delle reti e dei canali di comunicazione tra i miliardi di cellule nervose.

Questo flusso di crescita è in larga misura influenzato dalle interazioni tra il bambino e i genitori e, in generale, dalle persone con cui si relaziona nei primi anni di vita. Le nuove ricerche mostrano infatti come i bambini siano influenzati dalle dinamiche dell’ambiente in cui vivono in una misura maggiore e più precoce di quanto ritenuto in passato.13512123_887466388032200_6799812732441893935_n

Foto di Sergio Tuccio

Una ricerca americana condotta su 2,200 genitori da  Zero to Three, e Bezos Family Foundation,  “Tuning In: Parents of Young Children Speak Up About What They Think, Know, and Need” (a questo link è disponibile la ricerca)  ha mostrato come tutti i genitori siano profondamente interessati nello svolgere al meglio e con ogni sforzo i compiti legati al loro ruolo, ma molti non conoscono quanto e in che misura la loro presenza e le loro azioni siano fattori determinanti lo sviluppo del bambino, sin da momenti molto più precoci di quanto radicato nel senso comune. 

Una larga percentuale di genitori sottostima di mesi o anche anni la capacità e la consapevolezza dei propri figli rispetto a quanto essi siano in contatto con le variazioni dell’ambiente, sia positive sia negative.

Vediamo alcuni dei dati che emergono:

  • Leggere ad alta voce per un bambino contribuisce alle sue future capacità linguistiche a partire dal 6 mese di vita, ma il 45% dei genitori partecipanti alla ricerca non attribuiva importanza a questo comportamento fino al secondo anno di vita.
  • Parlare al bambino contribuisce alla crescita e allo sviluppo del linguaggio a partire dalla nascita, ma il 63% dei genitori ritiene non abbia importanza fino ai tre mesi e il 34% fino circa all’anno di vita.
  • I bambini possono provare emozioni come paura e tristezza a partire dal periodo tra il terzo e il quinto mese, mentre il 49% dei genitori non li riteneva capaci di queste reazioni emotive fino all’anno di vita e il 23% fino ai due anni.
  • I bambini sono influenzati dall’umore dei genitori a partire dal terzo mese di vita, ma il 47% dei genitori riteneva che non lo fossero fino a un anno e oltre un quarto, il 28%, che non ne venissero influenzati fino ai due anni.

Questi dati riflettono l’importanza di una corretta informazione nella promozione di una indispensabile consapevolezza rispetto alla centralità delle proprie azioni di cura rispetto al bambino e allo sviluppo delle sue capacità.

Non si deve tuttavia neanche dare spazio a preoccupazioni o rigidità eccessive nella pianificazione o nell’esame critico del proprio operato; nell’ambito di una responsività nella norma, in cui i bisogni del bambino sono individuati e soddisfatti in modo corretto e le frustrazioni da sopportare sono riconosciute e contenute dall’adulto, non si configurano situazioni di preoccupazione o timori di giudizi per l’operato dei genitori, al contrario proprio la divulgazione di dati che supportano l’idea di un “neonato competente” favoriranno azioni educative più consapevoli e potenzianti per la stimolazione e lo sviluppo del bambino.

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