“Sentimenti clandestini” e “clandestini dei sentimenti”: le strumentalizzazioni nelle relazioni con un narcisista

“Nei tempi dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario” così diceva Pasolini e questa citazione, come un perfetto incipit, ci consegna la chiave per guadare il titolo e il testo di questa riflessione sulle relazioni con persone narcisiste a livello personale e professionale.

Nella mitologia greca Narciso è un cacciatore, famoso per la sua bellezza, appare incredibilmente crudele, in quanto disdegna ogni persona che lo ama. Semplificando, ed omettendo i particolari delle diverse versioni, il suo destino è ugualmente tragico: a seguito di una punizione divina si innamora della sua stessa immagine riflessa in uno specchio d’acqua e muore cadendo nel fiume in cui si specchiava.

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La sistematica mancanza di empatia e la ricerca dell’ammirazione rendono i sentimenti clandestini nelle relazioni con queste persone, entità artificiosamente staccate, disincarnate e progressivamente aliene che non troveranno spazi ed accoglienza presso il narcisista, se non in una prima fase, e designano queste persone come dei clandestini dei sentimenti, persone che si muovono talvolta incerte talvolta furtive in un mondo che non conoscono del tutto, di cui non riescono a sentire la profondità, ma che cercano di usare a loro vantaggio.

Dalla mitologia deriva l’odierna l’espressione narcisismo utilizzata per indicare il disturbo narcisistico di personalità, definito dal DSM 5, il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, come un quadro in cui l’autostima è instabile e fragile, sono presenti tentativi di regolarla per mezzo della ricerca di attenzione e di approvazione, oppure una manifesta o celata grandiosità. Sono caratteristiche  ed evidenti le difficoltà nelle aree dell’ identità,  dell’autodirezionalità, dell’empatia e dell’intimità. I criteri diagnostici proposti sono:
A. Moderata o più grave compromissione del funzionamento della  personalità, che si manifesta con caratteristiche difficoltà in due o più delle  seguenti quattro aree:

  • 1.    Identità: Eccessivo riferimento agli altri per la definizione di sé e la regolazione dell’autostima, autovalutazione esageratamente alta o bassa, o oscillante tra questi estremi; la regolazione emotiva rispecchia le fluttuazioni dell’autostima.
  • 2. Autodirezionalità: Definizione degli obiettivi fondata sulla ricerca di  approvazione da parte degli altri; standard personali irragionevolmente elevati, al fine di vedere se stessi come eccezionali, o troppo bassi basati sulla convinzione che “tutto sia dovuto”; frequente inconsapevolezza delle proprie motivazioni.
  • 3.    Empatia: Compromissione della capacità di riconoscere o di identificarsi  con i  sentimenti e le necessità degli altri; eccessiva attenzione alle reazioni degli altri, ma  solo se percepite come rilevanti per sé; sovra- o sottostima del proprio effetto sugli altri.
  • 4.  Intimità: Rapporti in gran parte superficiali e intrattenuti con lo scopo di regolare la propria autostima; reciprocità ostacolata da un poco genuino interesse per le  esperienze altrui e dalla predominanza del bisogno di un vantaggio personale.

B. Entrambi i seguenti tratti di personalità patologici:

  • 1.   Grandiosità:  Manifesti o celati sentimenti che “tutto sia dovuto”; egocentrismo; ferma convinzione di essere migliori degli altri; “degnazione” verso gli altri.
  • 2.   Ricerca di attenzione: Eccessivi tentativi di attirare l’attenzione ed esserne al centro; ricerca di ammirazione.

Il PDM, il Manuale Diagnostico Psicodinamico, consegna una prospettiva simile, focalizzandosi maggiormente sul vissuto di queste persone, cogliendone l’esperienza soggettiva di vuoto interiore e di assenza di significato. Necessitano infatti di conferme esterne del proprio valore.  I narcisisti si confrontano spesso con gli altri, li idealizzano e li svalutano. Nel primo caso si sentono speciali per il solo fatto di avere una relazione con una persona idealizzata, nel secondo si sentono superiori. Il PDM distingue fra il tipo arrogante che crede di avere tutti i diritti (il narcisista inconsapevole di Gabbard, 1989) e il tipo depresso/svuotato (il narcisista ipervigile di Gabbard ,1989) che tende ad ingraziarsi gli altri e viene facilmente ferito

Interessante riflettere su come i social media, ormai capillari nella vita quotidiana, rappresentino lo scenario – anzi il palcoscenico – ideale sul quale il narcisista può mettersi in mostra dando il meglio di sé: attraverso fotografie, anche in pose provocanti ed ammiccanti, ricerca di connessioni con possibili partner, aggiornamenti di stato, commenti e condivisioni su pagine di persone o prodotti particolari, è possibile infatti dare di sé l’immagine perfetta e superiore che si desidera, rendendo virtualmente impossibile la disconferma delle tante qualità paventate, raccogliendo consensi e complimenti. 

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Gli studi (http://www.bestcomputerscienceschools.net/selfies) condotti sul legame esistente tra narcisismo ed i comuni  comportamenti tenuti sui social media (SM) sembrano mostrare che:

  • Le persone che utilizzano di più i social media come Facebook , sono anche le stesse che tendono maggiormente a ricevere diagnosi di disturbo narcisistico di personalità o a soffrire di insicurezza;
  • Quelli  con i  più alti punteggi nelle scale di valutazione del narcisismo, sono proprio coloro che aggiornano frequentemente il proprio stato, postano fotografie di sé e pubblicano frasi finalizzate a glorificarli (su un campione di users dai 18-25 anni valutato tramite il Narcissism Personality Inventory ed il  Rosenberg Self-Esteem Scale).

Il legame appare evidente: la possibilità di pubblicare a getto continuo foto di sé valutate positivamente, permette al narcisista di ottenere quella “notorietà”, quell’esposizione mediatica e quella raccolta di ammirazione ed approvazione che rappresentano per questo individuo una fonte fondamentale di rassicurazione e gratificazione, preoccupato com’è di apparire ed essere oggetto di ammirazioneRisulta semplicistico però credere che i social network siano una causa; al contrario sono unicamente uno strumento con cui esporre il “sé idealizzato” virtuale, permettendo al narcisista di amplificare a dismisura il palcoscenico sul quale mostrarsi, aumentando il raggio di raccolta di consensi e di esposizione della propria presunta specialità.

Infatti l’impatto maggiore delle dinamiche connesse al narcisismo non riguarda l’uso dei social, bensì le dinamiche relazionali, intime e professionali. Il narcisista non ha una propria identità, si adopera per essere qualcun altro, cioè si sforza di adottare l’identità che piace a chi è stato preso di mira e sta per diventare una sua vittima, ed è per questo che è in grado di diventare tutto ciò che la sua preda cerca in un uomo o in una donna. Allo stesso modo nelle relazioni di aiuto e di assistenza queste persone si adoperano per presentarsi brillanti e disponibili, con capacità più elevate di quelle che possiedono, nascondendo limiti e ponendosi come fulcro dei sistemi di cura.

Nelle relazioni narcisistiche, c’è una prima brevissima fase di “osservazione”, durante la quale il narcisista entusiasticamente studia la vittima per potersi adattare a lei e ad ogni suo desiderio, insomma si impegna per diventare il perfetto principe azzurro per la donna che ha puntato o la perfetta compagna per l’uomo cui in quel momento mira. Questa è la fase dell’idealizzazione, detta anche love-bombing. In questa fase, il narcisista sta semplicemente ascoltando la vittima mentre descrive i propri desideri e le proprie speranze, per poi produrre un rispecchiamento smisuratamente amplificato di tutto ciò che la vittima ha condiviso con lui. Il narcisista utilizza questa connessione artificiale per costruire immediatamente fiducia e per instillare nella vittima la sensazione di essere anime gemelle. Appare affascinato dalla vittima ad ogni livello, manda messaggi in continuazione, usa parole importanti ed impegnative, sembra sul punto di creare una relazione stabile ed essere coerente con quanto sembra mostrare.

Trasportando questa fase nei lavori di équipe e nella relazione di aiuto la modalità seduttiva si ripropone con la finalità di costruire un consenso e uno spazio di legittimazione per manovre successive. Può mostrarsi estremamente accondiscendente con i vertici dell’organizzazione e riproporne i contenuti, mostrarsi la persona ideale, tentando di occultare limiti e difetti. Nel rapporto con persone bisognose si sforza di mostrare  una superficiale empatia, ponendosi come sollecita e sottolineando la propria specificità e il suo valore.

In questo modo, il narcisista inizia a consumare gradualmente tutti gli spazi vitali dell’altra persona o gruppo, fin quando la stessa non riesce più neanche ad immaginare di poter essere felice o esistere nelle sue funzioni senza di lui. A quel punto inizia la triangolazione e questa è la fase in cui la mancanza di identità del narcisista si rivela maggiormente. Nelle relazioni intime il narcisista inizia a richiamare l’attenzione di ex amanti o di potenziali future vittime con post ambigui, ammiccamenti virtuali e reali, comportamenti flirtuosi, avendo come unico obiettivo quello di essere visto dalla vittima. Possono essere creati nuovi profili sui social, con fotografie differenti, aventi finalità di suscitare l’interesse di nuove persone.

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La vittima inizia a vivere uno stato di incertezza e a tentare di investigare ogni minimo dettaglio della vita del partner che non esiterà a negare, inventando scuse come colloqui di lavoro o variazioni dell’orario, caffé o uscite con amici o colleghi, sport, nuovi impegni professionali. Tutto questo processo farà sentire la vittima gelosa ed ossessionata, mentre il narcisista cambierà camaleonticamente la propria personalità in modo da conformarsi alle sue nuove prede.  Improvvisamente inizierà ad apprezzare ciò che un tempo aveva detto di detestare, troverà divertente ciò che non lo era stato, fino a trasformarsi completamente in qualcuno di irriconoscibile. Nel momento in cui la vittima andrà a sottolineare questi cambiamenti, verrà subito accusata di essere impazzita o ipersensibile o esagerata; saranno portate avanti varie modalità di discredito e svalutazione, fino a giungere in taluni casi allo scherno. Il narcisista opera quindi in modo inconsapevole per annullare o intaccare la capacità dell’altra persona di pensare, condizione necessaria per continuare a mantenere le relazioni strumentali e avere una condizione da cui differenziarsi per definirsi, sempre senza poter costruire un piano strutturato e condivisibile, al tempo stesso, potersi impegnare nella ricerca di nuove persone, ritenute ricche di qualità, da cui farsi desiderare.

In questo passaggio echeggia quindi il titolo, la relazione con il narcisista produce la sensazione che i sentimenti siano clandestini, alieni, falsati, frutto di un processo corrotto, mentre in realtà è questa persona ad essere clandestina dei sentimenti, lontana da un mondo di cui magari usa le parole, ma solo per attrarre ed ingannare, senza conoscere la profondità dell’empatia e della vicinanza emotiva.

Allo stesso modo nei gruppi di lavoro e nelle relazioni di aiuto alla prima fase di idealizzazione e conquista della fiducia seguono sempre più evidenti le discrepanze tra quanto era stato paventato e la realtà.

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Potranno essere addotte ragioni di tempo ed occasionali, ma, progressivamente il narcisista tenderà ad accusare una persona terza o un sottogruppo delle sue mancanze per continuare a presentarsi impeccabile e desiderabile.  Questo passaggio è molto pericoloso per quelle persone in condizione di vulnerabilità in quanto possono più facilmente essere vittima di strumentalizzazione, in quanto la relazione di cura, concepita come una prova della propria capacità, non viene intesa come un’opera di équipe, senza contare la tendenza ad allentare i legami tra l’assistito e i suoi familiari. All’interno dei gruppi di lavoro poi tali persone non infrequentemente tendono, in questa fase di disinvestimento, ad avvicinarsi al ruolo del tanatoforo,  vale a dire a diventare portatori e sorgente di distruttività non solo psicologica ma anche fisica all’interno del gruppo. 

La fine di una relazione con un narcisista è molto diversa dalla fine di una relazione sentimentale  o professionale sana.  L’elaborazione della fine di una relazione con un narcisista richiede molto tempo  per le persone e i gruppi che hanno attraversato tale esperienza, ponendoli di fronte alla necessità di confrontarsi con la frustrazione e il desiderio di chiusura definitiva che il narcisista non desidera in quanto significherebbe perdere la condizione apicale, verticistica, di controllo che ha assunto attraverso le sue manipolazioni.  Chiudere con queste persone e le dinamiche che innescano è possibile, ma la decisione deve venire dalla vittima e questo, tutt’altro che semplice per le relazioni intime, diviene molto complesso per quanti sono in una condizione di bisogno o per un gruppo.  Oltre al dolore per l’abbandono, rimane la frustrazione per il rifiuto e l’inganno. Nelle relazioni intime è comune sperimentare lo smarrimento nella incredulità, sostituita poi, quando si inizia a scoprire il loro mondo, la doppiezza agita nei confronti del partner per tanto tempo, le bugie, i tradimenti, dalla rabbia connessa e anche al grande senso di ingiustizia.  Spesso invece i gruppi di lavoro in cui questo soggetti riescono a mettere in atto le loro modalità di agire perdono le caratteristiche del gruppo di lavoro, finendo per allontanarsi dallo scopo e, peggiorando i loro risultati, entrano in dinamiche negative.

In conclusione è possibile provare ad entrare nel mondo dei “clandestini delle emozioni”, tentando di immaginare come un narcisista si avvicini al tema delle emozioni.  Non potendo tollerare ferite al suo fragile e pur grandioso ego,  non può consentire dubbi circa la bontà del suo agire, né può ammettere di avere sbagliato.  Ogni attimo della sua esistenza è speso per rimanere costantemente nell’illusione di stare sulla cresta dell’onda. Tutto deve essere gestito, controllato, architettato, pianificato affinché gli altri gli rimandino costantemente immagini lusinghiere di sé stesso, dal numero di like alle proposte di lavoro. Questa parvenza di vita felice e di successo è l’unica che il narciso è in grado di vivere.

Recuperando la memoria dell’ultima volta che si è stati raffreddati, il primo ricordo è l’impossibilità di sentire i sapori. Stando a tavola, i cibi hanno gli stessi gusti e, mentre gli altri commensali commentano entusiasti caratteristiche e sapori del cibo, voi non sentite nulla. Le portate si succedono le une alle altre, ognuna più squisita della precedente. Vedete intorno a voi tutti gli altri gustare il cibo e commentare sulle caratteristiche e sapori, mentre voi non sentite proprio niente. Ecco, all’incirca questa è l’esperienza che i narcisi fanno delle emozioni, non le sentono, non capiscono quelle altrui, di un partner, di colleghi e persino dei loro figli, non le provano, benché le conoscano perché hanno studiato, ne sentono parlare, ma non le hanno mai esperite. Si rendono conto di essere indifferenti, di non sentire le cose come gli altri e di non poterci fare niente. Allora fingono. Recitano. Attraversano palcoscenici senza curarsi di ciò che provano altri che stanno con loro sulla scena in quel momento che si tratti di relazioni intime o di cura. 

Chiedere aiuto per sottrarsi alle dinamiche innescate da queste persone, fare chiarezza e limitare le loro strumentalizzazioni è  difficile ma è necessario per i singoli e i gruppi. Se questo articolo è stato interessante o ritieni importante contribuire alla sua diffusione non esitare a condividerlo.

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