La gestione dell’assistenza domiciliare: quali elementi tenere a mente?

Nel mondo occidentale, e in Italia in particolare, si continua ad osservare un aumento della speranza di vita che ha comportato, tra le diverse dinamiche, anche un aumento della richiesta di servizi di assistenza, di base e specifica, per la gestione delle condizioni degenerative connesse all’invecchiamento.  Questa diversa domanda di cura, meno intensiva e frequentemente senza necessità di ricovero in ospedale, ha portato alla nascita di forme intermedie di assistenza, come, ad esempio i centri diurni, e al ridefinirsi dell’assistenza domiciliare, in funzione dell’evoluzione del modello di famiglia. A un prototipo in cui diverse generazioni convivevano sotto lo stesso tetto ed era semplice occuparsi di parenti anziani si è sostituito nel mondo contemporaneo quello della famiglia nucleare in cui i figli risiedono lontani dai genitori anziani e non hanno possibilità, per limiti di tempo e formazione, di occuparsene nel modo più adeguato.

L’ OMS intende per assistenza domiciliare la possibilità di fornire a domicilio dei pazienti quei servizi e quegli strumenti che contribuiscono al mantenimento del massimo livelli  di benessere, salute e f unzione. assistere i pazienti con patologie trattabili a domicilio evitando il ricorso improprio al ricovero in ospedale o in altra struttura residenziale ,assicurando comunque la continuità assistenziale mantenendo le persone, anche se non autosufficienti, al proprio domicilio.

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Della complessità per un familiare di occuparsi di un familiare e dei rischi per la salute intrapsichica e relazionale avevo parlato in questo articolo esponendo il concetto di burden of illness, il peso dell’assistenza per il familiare. Ugualmente anche gli operatori si confrontano con il rischio di vedere ridotte le loro capacità e il loro benessere, rischiando di conoscere gli effetti di una condizione nota come burnout.

Lo psicologo, figura qualificata per intervenire in situazioni complesse,  è in grado di articolare l’indispensabile lavoro di équipe funzionale alla definizione dell’assistenza domiciliare, necessariamente personalizzata, in funzione delle necessità mediche ed assistenziali, del contesto e della possibilità e dei desideri della persona. 

Gli obiettivi dell’assistenza domiciliare, pur  generici in quanto da modulare e personalizzazione in funzione della persona e della sua condizione, riguardano:

  • il mantenimento o il miglioramento della qualità di vita; 
  • la conservazione delle abilità residue;
  • il sostegno, il coinvolgimento e l’orientamento dei familiari;
  • la promozione una corretta continuità assistenziale;
  •  l’incremento di relazioni di collaborazioni all’interno dell’équipe. 

Un aspetto importante dell’approccio alla gestione dell’assistenza riguarda le fasi attraverso cui si organizza.

La prima fase Accoglienza e Rilevazione del problema riguarda la ricezione della domanda, la sua decodifica, la raccolta dei dati e la definizione dei bisogni socio-sanitari. Si tratta di un passaggio molto delicato in quanto, oltre a raccogliere le informazioni successivamente necessarie, devono essere gestite le emozioni dei familiari che espongono il bisogno. Non si tratta di una dinamica scontata, l’operatore, se impreparato, può essere messo in difficoltà e portato a rispondere in termini disfunzionali, colludendo con quanto non espresso nella domanda della famiglia, confondendo la fretta con l’emergenza, oppure introducendo elementi di distorsione legati a necessità economiche o di altro tipo. Per queste ragioni e per la delicatezza di questo passaggio è molto importante che questa fase sia presidiata dallo psicologo, figura in grado di arginare i vissuti di chi si fa carico di portare la domanda di assistenza, consentendone una corretta esposizione e riformulazione. 

Nella seconda fase si passa alla definizione degli obiettivi e alla definizione del piano assistenziale coinvolgendo tutte le figure coinvolte in cui si individuano gli obiettivi  e si definiscono precise repsonsabilità per l’attuazione del piano assistenziale. Spesso si tende a percepire questa fase come superflua, mossi dal desiderio di trovare celermente un impiego o da quello di sistemare una situazione difficile a casa. La fretta e la scarsa considerazione della multi dimensionalità del problema, probabili in assenza di una figura preparata a gestire la complessità, possono portare allo strutturarsi equilibri precari e talvolta di breve durata con evidente danno, in primo luogo, per l’anziano.  

La terza fase riguarda la gestione dell’assistenza attraverso le realizzazione del piano assistenziale e vedrà figure impegnate con maggiore frequenza e altre farsi in secondo piano con funzione di monitoraggio.  Risulta molto importante in questa fase la garanzia di un ascolto empatico rispetto ai diversi bisogni che possono manifestarsi, quelli del paziente, dei familiari e dell’operatore ed in grado di non creare fenomeni distorsivi come triangolazioni a danni di una parte, esclusioni, accuse e colpevolizzazioni. In questa fase, quando nella quotidianità emergono difficoltà e fatica, si comprende, purtroppo a volte troppo tardi, quando cioè ci si confronta con una nuova emergenza perché i rapporti si sono deteriorati, l’importanza del lavoro preparatorio di analisi della domanda in quanto, quando ben svolto, riduce sensibilmente il turn over degli operatori e promuovere serenità e benessere consentendo l’esplicitazione delle aspettative in un ambiente non giudicante presidiato dallo psicologo. 

La quarta fase,  riguardante la  valutazione e la ridefinizione degli obiettivi si svolge in concomitanza con la precedente, in quanto non si interrompe la continuità assistenziale e garantisce, attraverso riunioni, incontri e spazi dedicati all’équipe e alla famiglia la valutazione dell’andamento degli interventi e una loro riprogettazione in funzione di quanto emerge. Oltre a raccogliere quanto riportano operatori e familiari, lo psicologo può anche occuparsi di costruire una relazione di fiducia con l’anziano per includerne il pensiero nel campo comune, contribuendo così ad un’ulteriore personalizzazione dell’assistenza e a un conseguente miglioramento delle prospettive di cure. 

Nella pratica quotidiana non sempre le fasi hanno i confini netti come in questa esposizione, tuttavia è importante che venga dato spazio ad elementi di teoria in un contesto in cui, per vari fattori, dall’emergenza delle situazioni di bisogno, alle strumentalizzazioni portate avanti dai vari attori, possono crearsi situazioni tanto disturbanti da ostacolare il pensiero e creare le condizioni perché le condizioni si mantengano stabili, benché generino sofferenze ai vari livelli, oppure siano estremamente fluide, con cambiamenti repentini e poco pensati, ed in grado di generare ugualmente disagio.

Mi occupo di intervenire in questi interventi complessi, nella mia pratica privata, operando anche a domicilio. Se questo articolo ti ha interessato condividilo, visita la pagina facebook e la pagina in cui trovi i miei contatti 

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