La creatività non è importante solo per i più piccoli: scopriamo perchè

Rispetto all’invecchiamento e al vivere le decadi successive al superamento del cinquantesimo anno non si può negare, come individua James Hillman nel suo “La forza del carattere”, l’esigenza di un cambiamento importante rispetto alla prospettiva con cui abitualmente guardiamo all’invecchiamento, tanto che “le idee che abbiamo sulla vecchiaia hanno bisogno di essere sostituite”.

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Dominano infatti i pregiudizi negativi sull’anziano e in generale e sulla capacità di poter essere creativi anche nelle età successive a quella adulta. Abbondano invece luoghi comuni acritici e stereotipi che contribuiscono a costruire una realtà in cui gli anziani sono percepiti e si percepiscono come anomali, mancanti di qualità possedute dagli adulti e compromesse con l’andare degli anni, appiattiti in una omogeneità in cui si perdono le differenze individuali, secondaria alla unicità esistenziale di ciascuno. Non esiste l’anziano ”cristallizzato” e stilizzato in una figura astratta ma, per contro, ci sono “gli anziani”, così diversi tra di loro, ognuno con la sua storia, la sua unicità in ogni campo delle attività sociali e umane.

Per sostenere le capacità cognitive, fisiche e relazionali appare evidente quindi, nell’ottica del ciclo di vita, scoprire l’importanza della creatività per ripensare e ristrutturare la propria esperienza di vita. Gli studi recenti di psico-geriatria e di psicologia cognitiva hanno ampiamente dimostrato che la creatività non è solo una prerogativa dell’infanzia o degli artisti, ma può manifestarsi in soggetti di ogni età, quindi anche nell’anziano, indipendentemente dal bagaglio culturale.

Riassumendo le definizioni e gli studi delle diverse scuole di pensiero, in estrema sintesi, si può affermare che la creatività sia una particolare abilità, posseduta da ogni individuo, che consente di produrre qualcosa di nuovo. Sternberg ha proposto che la creatività sia composta di tre momenti diversi, autonomi ma correlati fra loro:

  • la codificazione selettiva: capacità di eliminare le informazioni meno rilevanti e inutili;
  • la combinazione selettiva: l’essere in grado di collegare le diverse informazioni;
  • il confronto selettivo: la possibilità di spiegare le informazioni appena apprese con quelle già note e risolvere il problema.

Ogni quesito, ogni elemento, anche quelli della quotidianità possono essere affrontati secondo la routine, oppure ristrutturati alla luce di una diversa analisi degli stimoli, di una loro innovativa interazione, di una rinnovata spiegazione.

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L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha definito l’invecchiamento attivo active ageing come un processo, applicabile sia a livello individuale, sia collettivo, finalizzato alla massima realizzazione delle potenzialità fisiche, mentali, sociali ed economiche degli anziani. Nella promozione dell’invecchiamento attivo è, in ultima analisi, indispensabile la creatività per riempire il tempo liberato dalle attività lavorative della fase adulta con impegni nuovi, soddisfacenti e, in particolare, partecipativi nella società, a livello sociale e culturale e, al tempo stesso, per stimolare nuove connessioni e mantenere attive le aree cerebrali.

L’apprendimento e la creatività rappresentano il desiderio di non sterilizzare le proprie competenze, in antitesi con la visione di un processo di invecchiamento come percorso di perdita e compromissione inesorabili. Alla  base del recupero della creatività si pone quindi, come condizione necessaria, il recupero della disponibilità, della flessibilità e della spontanea capacità di voler giocare e di essere aperti al mondo, per trasformarlo e lasciarsi trasformare dai suoi stimoli.

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