Misurare l’intelligenza: oltre il numero le competenze della persona

WISC-IV-fotoPer un secolo in Psicologia ha predominato la concezione dell’ intelligenza come una singola capacità o un singolo tratto potenziale chiamato da Spearman nel 1904 “G”, ovvero Intelligenza Generale, stabile e misurabile con l’ausilio di test.

Questa impostazione ha dominato a lungo anche grazie ai famosi test di intelligenza e alla fiducia nella possibilità di una misurazione quantitativa, espressa in una scala con valore medio 100, cui per lungo tempo si è guardato con troppa enfasi e poca capacità critica. Ai giorni nostri infatti questi strumenti non sono superati, al contrario ne curo la somministrazione in contesti di approfondimento diagnostico, tuttavia la loro applicazione si inserisce in un’ottica più varia e adeguata a comprendere la persona e le sue capacità nella loro interezza.

Il punto di partenza della concezione di Gardner è la convinzione che la teoria classica dell’intelligenza, basata sul presupposto che esista un fattore unitario, non possa essere più considerata attendibile.

Dopo aver effettuato indagini sull’intelligenza dei bambini e su adulti colpiti da ictus, egli sostiene che gli esseri umani non siano dotati di un determinato grado di intelligenza generale, espressa in certe forme piuttosto che in altre, quanto piuttosto che esista un numero variabile di facoltà relativamente indipendenti tra loro.

Gardner inizialmente identifica differenti tipologie di intelligenza:

  1. Intelligenza logico-matematica, abilità implicata nel confronto e nella valutazione di oggetti concreti o astratti, nell’individuare relazioni e principi.
  2. Intelligenza linguistica, abilità che si esprime nell’uso del linguaggio e delle parole, nella padronanza dei termini linguistici e nella capacità di adattarli alla natura del compito.
  3. Intelligenza spaziale, abilità nel percepire e rappresentare gli oggetti visivi, manipolandoli idealmente, anche in loro assenza.
  4. Intelligenza musicale, abilità che si rivela nella composizione e nell’analisi di brani musicali, nonché nella capacità di discriminare con precisione altezza dei suoni, timbri e ritmi.
  5. Intelligenza cinestetica, abilità che si rivela nel controllo e nel coordinamento dei movimenti del corpo e nella manipolazione degli oggetti per fini funzionali o espressivi.
  6. Intelligenza interpersonale, abilità di interpretare le emozioni, le motivazioni e gli stati d’animo degli altri.
  7. Intelligenza intrapersonale, abilità di comprendere le proprie emozioni e di incanalarle in forme socialmente accettabili.

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A questi tipi di intelligenza, Gardner ha aggiunto successivamente un’ottava intelligenza, quella naturalistica, relativa al riconoscimento e la classificazione di oggetti naturali; ipotizzando inoltre la possibilità dell’esistenza di una nona intelligenza, l’intelligenza esistenziale, che riguarderebbe la capacità di riflettere sulle questioni fondamentali concernenti l’esistenza e più in generale nell’attitudine al ragionamento astratto per categorie concettuali universali.

La teoria delle intelligenze multiple comporta che i diversi tipi di intelligenza siano presenti in tutti gli esseri umani e che la differenza tra le relative caratteristiche intellettive e prestazioni vada ricercata unicamente nelle rispettive combinazioni.

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In linea con questa visione un numero sempre maggiori di studiosi ha aggiunto il suo contributo, come Daniel Goleman che ha riflettuto sull’intelligenza emotiva che include dimensioni come l’empatia, l’autoconsapevolezza che, pur non essendo misurate o valutate a scuola, sono le capacità più importanti per un’esperienza di vita positiva e completa.

Da questo patrimonio di conoscenze non derivano precise impostazioni pedagogiche, piuttosto un richiamo all’attenzione verso l’unicità della persona e delle sue capacità da stimolare e con cui interagire in ogni fase del ciclo di vita.

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